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PFAS nell'acqua del Piemonte: cosa sono e come proteggersi in casa

  • Immagine del redattore: Simone Moscato
    Simone Moscato
  • 25 giu
  • Tempo di lettura: 7 min

Nel gennaio 2025, Greenpeace Italia ha pubblicato i risultati di un'indagine che ha fatto tremare l'Italia: PFAS presenti nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati in tutto il Paese. Non è un allarme ambientalista generico. Sono numeri reali, misurati nelle nostre città, nei nostri quartieri — e molto probabilmente anche nella tua zona del Piemonte.

I PFAS non si vedono, non si sentono, non cambiano il sapore dell'acqua. Entrano nel tuo corpo ogni giorno senza che tu te ne accorga, si accumulano nei tessuti, e la scienza è sempre più chiara sui danni che causano nel lungo termine. Questo articolo ti spiega cosa sono, dove si trovano in Piemonte e — soprattutto — come proteggerti.

Perché sapere è il primo passo. Il secondo è agire.

Cosa sono i PFAS? La risposta semplice

PFAS è l'acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche: una famiglia di oltre 10.000 composti chimici sintetici inventati negli anni '40 e usati per decenni in migliaia di prodotti industriali e di consumo.

Li trovi nelle padelle antiaderenti, nei tessuti impermeabili, negli imballaggi alimentari, nelle schiume antincendio, nelle vernici, nei cosmetici, nelle confezioni di fast food. Vengono usati perché resistono al calore, all'acqua, ai grassi e — ed è qui il problema — resistono praticamente a tutto. Non si degradano nell'ambiente. Non si degradano nel nostro corpo.

Per questo motivo vengono chiamati "inquinanti eterni": una volta rilasciati, restano. Nel suolo per decenni. Nelle falde acquifere per generazioni. Nel sangue umano per anni dopo l'esposizione. Lo IARC — l'agenzia OMS per la ricerca sul cancro — ha classificato il PFOA come cancerogeno certo e il PFOS come possibilmente cancerogeno.

I PFAS in Piemonte: la situazione attuale

Il Piemonte non è la regione italiana più colpita dai PFAS — quel primato spetta al Veneto, dove la contaminazione da uno stabilimento chimico vicino a Vicenza ha avvelenato le falde di un'intera area per decenni. Ma questo non significa che il Piemonte sia immune.

Le zone più a rischio

In Piemonte, la presenza di PFAS nelle acque è documentata principalmente in aree con attività industriali storiche:

  • Alessandria e provincia: la zona intorno a Spinetta Marengo — storicamente associata a Solvay Specialty Polymers — è tra le aree più monitorate per la presenza di PFAS e altri contaminanti fluorurati nelle falde acquifere

  • Torino e cintura industriale: studi di ARPA Piemonte hanno rilevato tracce di PFAS in diversi punti di campionamento dell'area metropolitana torinese

  • Asti e Cuneo: zone agricole dove l'uso di fanghi di depurazione come ammendanti ha rappresentato una via d'ingresso dei PFAS nei suoli e nelle acque sotterranee

  • Novara e Vercelli: aree con presenza di impianti chimici e tessili che storicamente hanno usato composti fluorurati

I dati dell'indagine Greenpeace 2025

L'indagine "Acque Senza Veleni" di Greenpeace Italia ha analizzato 260 campioni di acqua potabile in tutte le regioni italiane. In Piemonte, la sostanza più diffusa è risultata il TFA (acido trifluoroacetico): il PFAS più piccolo, più mobile e più difficile da eliminare con i trattamenti idrici convenzionali. Il TFA non è ancora incluso nei parametri di monitoraggio obbligatorio standard — il che significa che potrebbe essere presente nell'acqua del tuo rubinetto senza che nessuno lo stia cercando sistematicamente.

Dal 12 gennaio 2026, la direttiva europea ha reso obbligatorio il monitoraggio armonizzato dei PFAS in tutta l'UE, con limiti di 0,10 µg/L per la somma dei PFAS prioritari e 0,50 µg/L per il totale. È un passo importante — ma copre solo un sottoinsieme di sostanze rispetto alle migliaia di PFAS esistenti.

Come entrano i PFAS nell'acqua di casa tua?

Il percorso dei PFAS dall'industria al tuo bicchiere è più diretto di quanto pensi:

  • Scarichi industriali: stabilimenti chimici, tessili, conciarie, produttori di vernici e schiume antincendio scaricano PFAS nelle acque superficiali e nei suoli

  • Fanghi di depurazione: usati come fertilizzanti agricoli, trasferiscono i PFAS direttamente nei terreni da cui proviene l'acqua di falda

  • Deposizione atmosferica: alcuni PFAS volatili si depositano con la pioggia su suoli e corsi d'acqua lontani dalla sorgente originale

  • Lisciviazione: l'acqua piovana trasporta i PFAS attraverso il suolo fino alle falde acquifere, che alimentano gli acquedotti

Una volta in falda, i PFAS non vengono rimossi dai normali trattamenti di potabilizzazione. I processi di clorazione, flocculazione e filtrazione su sabbia — che costituiscono la maggior parte degli impianti di potabilizzazione italiani — non hanno alcun effetto significativo sui PFAS. L'acqua dichiarata potabile può contenere PFAS e rispettare comunque i limiti di legge, semplicemente perché fino a poco tempo fa quei limiti non erano previsti.

Cosa fanno i PFAS al nostro organismo?

L'esposizione cronica ai PFAS — quella che avviene ogni giorno, bicchiere dopo bicchiere, per anni — è associata a una serie di effetti sulla salute sempre meglio documentati dalla ricerca scientifica:

  • Sistema immunitario: l'EFSA ha stabilito che PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS riducono la risposta immunitaria ai vaccini anche a dosi molto basse — fissando una dose settimanale tollerabile di gruppo di soli 4,4 ng/kg di peso corporeo

  • Sistema endocrino: i PFAS interferiscono con il funzionamento della tiroide e degli ormoni sessuali, con possibili effetti sullo sviluppo fetale e sulla fertilità

  • Colesterolo e metabolismo: studi sulle coorti venete esposte hanno mostrato livelli più alti di colesterolo totale, LDL e HDL nelle persone con maggiore esposizione a PFAS

  • Rischio oncologico: lo IARC ha classificato PFOA come cancerogeno certo (Gruppo 1) associato in particolare a tumori renali e testicolari

  • Sviluppo prenatale: ricerche internazionali collegano l'esposizione prenatale ai PFAS a peso alla nascita più basso, sviluppo cognitivo alterato e maggiore rischio di malattie nella vita adulta

Il punto critico è che i danni non arrivano da un singolo bicchiere, ma dall'accumulo nel tempo. I PFAS si depositano nei tessuti adiposi, nel sangue, nel fegato e vengono eliminati lentamente — con un'emivita biologica che per alcune molecole supera i 3-5 anni. Questo significa che ogni giorno che passa con acqua contaminata è un giorno di esposizione aggiuntiva che si accumula.

L'acqua in bottiglia non è la soluzione: il dato che sorprende

La reazione istintiva di molte persone quando scoprono il problema dei PFAS è passare all'acqua in bottiglia. È comprensibile — ma è sbagliata.

Un'indagine di Greenpeace dell'ottobre 2025 ha analizzato le acque minerali più vendute in Italia, rilevando la presenza di PFAS — in particolare TFA — in 6 marchi su 8 testati, tra cui brand noti come Levissima, Panna, Ferrarelle e San Benedetto. La contaminazione da TFA è così diffusa nell'ambiente che raggiunge anche le sorgenti alpine più remote, attraverso la deposizione atmosferica e il ciclo dell'acqua.

A questo si aggiunge il fatto che le bottiglie di plastica PET sono esse stesse una fonte di contaminazione chimica: rilasciano antimonio, ftalati e microplastiche nell'acqua, specialmente se esposte al calore durante il trasporto. Comprare acqua in bottiglia non risolve il problema dei PFAS: lo sposta, aggiungendone altri.

Come eliminare i PFAS dall'acqua di casa: cosa funziona davvero

La buona notizia è che esistono tecnologie in grado di ridurre i PFAS nell'acqua domestica in maniera significativa. La cattiva notizia è che non tutti i sistemi di filtrazione sono efficaci — e molti di quelli più comuni non lo sono affatto.

Osmosi inversa: la tecnologia più efficace contro i PFAS

L'osmosi inversa è, ad oggi, la tecnologia domestica più efficace per la riduzione dei PFAS nell'acqua. La membrana osmotica — con pori nell'ordine degli angstrom — blocca fisicamente le molecole di PFAS, che sono troppo grandi per attraversarla. Gli studi del Water Research Center documentano riduzioni di PFAS superiori al 94% con impianti ad osmosi inversa certificati.

Anche il carbone attivo granulare ad alta efficienza mostra risultati buoni su alcuni PFAS a catena lunga (come PFOA e PFOS), con riduzioni fino all'85-90%. Tuttavia, la sua efficacia è più limitata sui PFAS a catena corta e praticamente nulla sul TFA — il PFAS attualmente più diffuso.

Cosa NON elimina i PFAS

È altrettanto importante sapere cosa non funziona contro i PFAS:

  • Bollire l'acqua: non elimina i PFAS — anzi, li concentra per evaporazione dell'acqua

  • Caraffe filtranti standard: i carboni delle caraffe comuni hanno scarsa efficacia sui PFAS, specialmente su quelli a catena corta

  • Addolcitori a scambio ionico: progettati per rimuovere calcio e magnesio, non i PFAS

  • Microfiltrazione e UV: efficaci su batteri e sedimenti, nessun effetto sui contaminanti chimici disciolti

La scelta della tecnologia deve essere guidata dall'analisi dell'acqua, non dal marketing. Un impianto efficace contro i PFAS a catena lunga potrebbe essere inadeguato per il TFA. Solo misurando cosa c'è nella tua acqua puoi scegliere il sistema giusto.

SplashTest di Bevilapura: analizza prima, scegli dopo

È esattamente per questo che Bevilapura ha sviluppato SplashTest: una procedura di analisi professionale a domicilio, completamente gratuita, che misura 18 parametri dell'acqua del tuo rubinetto in Piemonte.

Il consulente di Bevilapura viene a casa tua con strumentazione professionale e, in circa un'ora, ti restituisce un quadro preciso di quello che contiene la tua acqua: pH, durezza, cloro, nitrati, nitriti, metalli pesanti e altri parametri indicativi della qualità complessiva. L'analisi viene interpretata in base alla tua situazione specifica: quante persone vivono in casa, ci sono bambini o anziani, hai elettrodomestici da proteggere, segui una dieta particolare.

Se l'analisi mostra criticità compatibili con la presenza di PFAS o altri contaminanti emergenti, Bevilapura ti propone la soluzione tecnologicamente più adatta — con dati concreti, senza pressioni, senza pacchetti preconfezionati. Non partiamo dalla tecnologia. Partiamo dall'acqua.

Se invece l'acqua risulta già buona, te lo diciamo chiaramente. Nessuna vendita inutile. Solo informazioni oneste basate su analisi reale.

Cosa fare adesso se vivi in Piemonte

Se vivi a Torino, Alessandria, Cuneo, Asti o in qualsiasi altra zona del Piemonte e non hai mai fatto analizzare l'acqua di casa tua, hai oggi una ragione concreta per farlo. Non per paura — ma per consapevolezza.

I PFAS sono un problema reale, documentato, con effetti sulla salute che la scienza continua a chiarire. La normativa sta cercando di stare al passo, ma il monitoraggio obbligatorio è partito solo nel 2026 e copre ancora solo una parte delle sostanze esistenti. Aspettare che le istituzioni risolvano il problema per te significa continuare a bere acqua di cui non sai davvero la composizione.

Scopri quale depuratore elimina davvero i PFAS dalla tua acqua. Nessun impegno. Solo la verità sulla tua acqua.

 
 
 

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