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Depuratore Acqua Savona e Riviera Ligure: la Guida 2026

  • Immagine del redattore: Simone Moscato
    Simone Moscato
  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 9 min

Se vivi tra Savona, Finale Ligure, Alassio o in uno dei borghi della Riviera Ligure, probabilmente hai già vissuto questa scena almeno una volta: apri il rubinetto una mattina di luglio, riempi un bicchiere e senti quel leggero sentore di piscina che ti fa storcere il naso. Non è un'impressione. È cloro, ed è lì per un motivo preciso: proteggerti. Ma questo non significa che quell'acqua sia la scelta migliore per la tua famiglia, così come è arrivata, senza nessun controllo aggiuntivo.

In questo articolo vediamo, con dati alla mano, com'è davvero l'acqua che arriva nelle case di Savona e della Riviera, perché durante l'estate la situazione peggiora, cosa dicono gli studi scientifici su cloro e sottoprodotti della disinfezione, e soprattutto come si sceglie davvero un depuratore adatto a casa tua, senza affidarsi al primo volantino o al consiglio generico dell'idraulico di fiducia.

Cosa c'è davvero nell'acqua del rubinetto tra Savona e la Riviera Ligure

L'acqua che arriva nelle case della provincia di Savona proviene da un mix di sorgenti montane e falde sotterranee, gestito prevalentemente dal Gruppo Iren nell'entroterra e nell'area del capoluogo, mentre nel ponente savonese e nell'imperiese opera Rivieracqua. Il servizio idrico integrato ligure, nel suo complesso, si basa per circa due terzi su acque di falda e per la restante parte su acque superficiali, con una rete che nel solo territorio gestito da Rivieracqua supera i 1.500 km di condotte per 45 milioni di metri cubi di acqua distribuita ogni anno.

Dal punto di vista della sicurezza sanitaria, l'acqua ligure rispetta i parametri del D.Lgs. 18/2023: i controlli, quotidiani sui grandi impianti e periodici su quelli minori, verificano decine di parametri chimici, fisici e microbiologici. In questo senso l'acqua è, quasi sempre, perfettamente potabile.

Il problema è che "potabile" non vuol dire "ideale per te". Le caratteristiche tipiche dell'acqua del ponente e del centro Liguria, comprese Savona e la Riviera, sono note e ricorrenti:

  • Durezza medio-alta, spesso intorno ai 20°F, dovuta alla presenza di calcio e magnesio disciolti nell'acqua che attraversa i terreni calcarei della zona

  • Cloro percepibile, soprattutto nei mesi caldi quando i gestori aumentano le dosi di disinfezione per compensare l'aumento della popolazione servita

  • Possibile presenza di metalli legata alle tubature interne più datate, frequenti nei centri storici liguri e nelle case costruite prima degli anni '70

  • Variazioni di pressione nelle zone costiere più periferiche, specialmente in alta stagione

Non è un caso che la stessa acqua, misurata alla stessa fonte, possa "sapere" in modo diverso a seconda dell'edificio in cui arriva: tra il punto di consegna del gestore e il tuo bicchiere ci sono decine di metri di tubazioni private che nessun controllo pubblico analizza sistematicamente.

Il paradosso ligure: acqua sicura, ma quasi una famiglia su quattro non si fida

Qui arriva il dato più interessante, e per certi versi più contraddittorio. Secondo l'ultima rilevazione Istat, nel 2025 il 21,8% delle famiglie liguri ha dichiarato di non fidarsi a bere l'acqua del rubinetto di casa, un dato leggermente migliore della media nazionale (29,9%) ma comunque significativo: parliamo di più di una famiglia ligure su cinque.

Allo stesso tempo, la soddisfazione per le caratteristiche organolettiche dell'acqua — odore, sapore, limpidezza — è in calo in tutta Italia: si è passati dall'86,4% di famiglie soddisfatte nel 2023 al 74,4% nel 2025. Non stiamo parlando di un problema di sicurezza igienico-sanitaria conclamata, ma di una percezione diffusa che nasce da esperienze concrete, spesso legate proprio al gusto di cloro o alla durezza dell'acqua.

È un paradosso che conosco bene, avendo lavorato per oltre vent'anni nel settore: l'acqua ligure è tecnicamente sicura, i controlli ci sono e funzionano, eppure moltissime famiglie continuano a comprare acqua in bottiglia "per sicurezza" o "perché ha un sapore migliore". Il punto è che nessuna delle due strade risolve davvero il problema: l'acqua in bottiglia ha le sue criticità (dal costo ambientale al rilascio di sostanze dalla plastica), mentre ignorare il problema dell'acqua di casa significa continuare a convivere con calcare, cloro e, in alcuni casi, con impianti domestici che meriterebbero un controllo serio.

Cloro e trialometani: cosa dicono davvero gli studi

Il cloro non è un nemico. È lo strumento che, da oltre un secolo, ha permesso di eliminare quasi completamente le malattie infettive trasmesse dall'acqua, come il colera e il tifo. Il problema nasce da quello che il cloro produce quando reagisce con la materia organica naturalmente presente nell'acqua: i trialometani (THM), un gruppo di sottoprodotti della disinfezione che comprende cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio.

Una ricerca coordinata dal Barcelona Institute for Global Health, pubblicata su Environmental Health Perspectives e condotta su campioni prelevati in 26 Paesi europei tra il 2005 e il 2018, ha stimato che circa il 5% dei casi di tumore alla vescica diagnosticati ogni anno in Europa potrebbe essere associato all'esposizione cronica ai trialometani presenti nell'acqua potabile, con una concentrazione media europea di 11,7 µg/L. Per l'Italia, dove il valore medio rilevato è più basso (circa 3,1 µg/L), la stima scende all'1,2% dei casi, uno dei livelli più bassi in Europa — ma comunque non pari a zero.

È importante essere onesti sui limiti di questi dati: come sottolineano le stesse ricercatrici che hanno collaborato allo studio, si tratta di un'associazione statistica, non di una prova di causalità diretta, e il rischio riguarda un'esposizione prolungata nel tempo, non certo un singolo bicchiere d'acqua. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che i benefici della clorazione superano ampiamente i rischi teorici legati ai sottoprodotti, e che il vero problema sarebbe non disinfettare l'acqua. Detto questo, la comunità scientifica — inclusa l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che classifica alcuni THM come possibili cancerogeni (gruppo 2B) — concorda su un punto: ridurre l'esposizione cronica a queste sostanze, dove è possibile farlo in modo semplice ed economico, ha senso. Ed è esattamente quello che fa un buon filtro a carboni attivi o un sistema a osmosi inversa installato sotto il lavello di casa.

Estate in Riviera: turismo, pressione sulla rete e acqua che "cambia sapore"

Chi vive sulla Riviera Ligure conosce bene un fenomeno molto concreto: in estate la popolazione delle località costiere può moltiplicarsi diverse volte rispetto all'inverno. Questo comporta due conseguenze dirette sulla qualità percepita dell'acqua.

La prima è che i gestori, per garantire la disinfezione anche a fronte di consumi molto più alti e di una rete più sollecitata, tendono ad aumentare il dosaggio di cloro nei mesi estivi, proprio quando la voglia di bere acqua fresca dal rubinetto è massima. Non è un caso che il gusto di cloro venga segnalato più spesso proprio tra giugno e settembre.

La seconda riguarda le seconde case, numerosissime lungo tutta la costa ligure. Un'abitazione chiusa per mesi, con l'impianto idraulico fermo, è l'ambiente ideale per la formazione di biofilm batterico nelle tubature interne, compresa la possibile proliferazione di Legionella nei punti dove l'acqua ristagna a temperature comprese tra 20°C e 50°C. Le linee guida nazionali per la prevenzione della legionellosi raccomandano proprio, prima di riaprire una casa rimasta chiusa a lungo, di far scorrere abbondantemente l'acqua da tutti i rubinetti prima di utilizzarla per bere o cucinare. È un problema che riguarda in modo particolare le famiglie con una seconda casa a Finale Ligure, Loano, Pietra Ligure, Varazze o in uno qualsiasi dei tanti borghi della costa savonese.

A questo si aggiunge un dato Istat non trascurabile: a livello nazionale, il 31,3% delle famiglie che segnalano irregolarità nell'erogazione dell'acqua le collega proprio al periodo estivo, quando la rete è sotto pressione per il picco di presenze turistiche.

Calcare e case liguri: il nemico silenzioso di caldaie ed elettrodomestici

Se il cloro è il problema che si sente, il calcare è il problema che si vede solo quando è troppo tardi. Con una durezza media intorno ai 20°F, tipica di buona parte della provincia di Savona, l'acqua ligure non è "durissima" come quella di alcune zone della pianura padana, ma è sufficiente a creare, nel tempo, danni concreti:

  • Incrostazioni nelle resistenze di scaldabagni e lavatrici, con conseguente aumento dei consumi energetici

  • Riduzione della vita utile di caldaie, macchine del caffè e piccoli elettrodomestici

  • Minore efficacia dei detergenti, con la classica sensazione di "non fare abbastanza schiuma"

  • Depositi visibili su rubinetteria, box doccia e sanitari

Va detto, per correttezza, che il calcare — cioè il carbonato di calcio — non è pericoloso per la salute: anzi, il calcio e il magnesio disciolti nell'acqua rappresentano un piccolo ma reale contributo al fabbisogno giornaliero di questi minerali. Il problema del calcare è quindi tecnico ed economico, non sanitario, ed è per questo che va affrontato con lo strumento giusto — che spesso non è lo stesso che serve per il cloro o per eventuali metalli nelle tubature.

Perché il depuratore "giusto per tutti" non esiste

Ed è qui che arriviamo al cuore del problema. Nel corso degli anni ho visto centinaia di famiglie liguri commettere lo stesso errore: comprare un depuratore (o un addolcitore, che è una cosa diversa) basandosi su un consiglio generico, senza aver mai davvero controllato cosa contiene l'acqua di casa propria.

Un idraulico, giustamente, ti proporrà quasi sempre un addolcitore, perché per lui il problema dell'acqua è il calcare che rovina gli impianti. Un rivenditore di cartucce filtranti ti dirà che la sua cartuccia risolve tutto. Ma la realtà è più articolata, e la scelta corretta dipende da almeno tre fattori:

  1. L'analisi reale dell'acqua di casa tua — durezza, cloro residuo, eventuale presenza di metalli dovuti alle tubature, pH, conducibilità

  2. Le tue abitudini di consumo — quanta acqua bevi, se cucini spesso con acqua bollita (ricorda: la bollitura non elimina nitrati e metalli pesanti, li concentra), se compri già acqua in bottiglia e quanta

  3. Le esigenze specifiche della famiglia — un neonato in casa, una persona anziana, uno sportivo che beve molta acqua per reintegrare i liquidi, una dieta a basso contenuto di sodio, una gravidanza in corso

Una famiglia con bambini piccoli a Savona avrà priorità diverse da una coppia di sportivi ad Alassio, così come una casa vacanza sulla Riviera, usata solo in estate, ha esigenze completamente diverse da un'abitazione principale nel centro storico di Finale Ligure con tubature degli anni '60.

SplashTest: la fotografia a 18 parametri della tua acqua

Per questo motivo, prima di proporre qualsiasi soluzione, i nostri consulenti effettuano SplashTest, un'analisi professionale e gratuita a domicilio che misura 18 parametri dell'acqua del tuo rubinetto: durezza, pH, conducibilità, residuo di cloro, nitrati e nitriti, presenza di metalli come rame, ferro e piombo, e altri indicatori chimico-fisici fondamentali.

Non si tratta di verificare se la tua acqua è potabile — quello, come abbiamo visto, è già garantito dai controlli del gestore. Si tratta di capire qual è la reale fotografia della tua acqua, in quella specifica casa, con quella specifica rete di tubature, per poterti consigliare la soluzione più adatta: che sia un addolcitore per proteggere caldaia e lavatrice, un filtro a carboni attivi per eliminare cloro e sapori sgradevoli, un sistema a ultrafiltrazione per una barriera più ampia, o un impianto a osmosi inversa per chi cerca il massimo livello di controllo su nitrati, metalli e altri contaminanti disciolti.

Quale tecnologia scegliere: addolcitore, ultrafiltrazione o osmosi inversa?

Sulla base dei risultati di SplashTest, per le case di Savona e della Riviera Ligure le soluzioni più frequentemente indicate sono:

  • Addolcitore a scambio ionico: quando il problema principale è la durezza e l'obiettivo è proteggere caldaia, lavatrice e lavastoviglie dal calcare. Non elimina cloro né contaminanti chimici, ma è estremamente efficace sul suo compito specifico

  • Filtro a carboni attivi (carbon block): la soluzione più mirata contro il sapore e l'odore di cloro, molto richiesta proprio nei mesi estivi quando la disinfezione viene intensificata

  • Ultrafiltrazione a membrana: una barriera fisica efficace contro batteri e particolato, particolarmente indicata per le seconde case che restano chiuse a lungo e che, alla riapertura, possono avere acqua stagnante nelle tubature interne

  • Osmosi inversa: la tecnologia più completa, capace di ridurre in modo significativo trialometani, nitrati, metalli pesanti e altri contaminanti disciolti, indicata per chi vuole il massimo controllo sulla qualità dell'acqua che beve e usa per cucinare, specialmente in presenza di bambini piccoli, donne in gravidanza o persone con esigenze di salute specifiche

Spesso, nella pratica, la soluzione più efficace non è una tecnologia sola ma una combinazione intelligente: ad esempio un addolcitore per la casa e un piccolo impianto a osmosi dedicato al punto acqua da bere in cucina.

Quanto ti costa continuare a comprare acqua in bottiglia sulla Riviera

Un ultimo dato, prima di chiudere. Secondo le stime del Censis, una famiglia media italiana di quattro persone spende ogni anno tra i 200 e i 500 euro in acqua minerale imbottigliata. Sulla Riviera Ligure, dove nei mesi estivi il consumo di acqua fresca aumenta e dove trasportare casse d'acqua fino alle case sulle alture dei paesi liguri o nei centri storici pedonali è spesso una vera impresa, questa cifra tende a salire ulteriormente.

A questo va aggiunto il costo ambientale: ogni bottiglia di plastica prodotta, trasportata e smaltita ha un'impronta di CO₂ che un sistema di filtrazione domestica, ben progettato e mantenuto nel tempo, azzera quasi completamente. Un impianto scelto sulla base di un'analisi reale dell'acqua, nel giro di pochi anni, si ripaga da solo rispetto alla spesa costante in bottiglie — offrendo, in più, un controllo continuo che nessuna cassa d'acqua acquistata al supermercato potrà mai garantirti.

Conclusione: comincia dall'analisi, non dall'acquisto

L'acqua di Savona e della Riviera Ligure è, dal punto di vista legale, un'acqua sicura. Ma "sicura" non significa "ottimale per la tua famiglia": durezza, cloro stagionale, tubature datate e la particolare condizione delle case vacanza costiere sono fattori reali che meritano attenzione, non un acquisto fatto d'impulso.

Il primo passo, prima di scegliere qualsiasi depuratore, è sapere davvero cosa scorre nel tuo rubinetto. È esattamente per questo che esiste SplashTest: un'analisi gratuita a domicilio, pensata per fotografare l'acqua reale di casa tua e trovare, insieme a te, la soluzione più adatta alle esigenze della tua famiglia.

 
 
 

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